giovedì 22 dicembre 2011

Krishnamurti: Sul Sapere


Ricorderete che abbiamo già parlato della paura. Ebbene non è la paura responsabile del nostro voler accumulare cognizioni? Questo è un argomento difficile perciò vediamo di esaminarlo; studiamolo con molta attenzione.
Gli esseri umani accumulano cognizioni e venerano il sapere, non soltanto quello scientifico ma anche il cosiddetto sapere spirituale. Ri­tengono che il sapere sia di grande importanza nella vita cioè la cono­scenza delle cose avvenute e delle cose avvenire. Tutto il processo di indottrinamento e di venerazione del sapere non deriva forse da un sot­tofondo di paura? Ci spaventa il pensiero che senza cognizioni saremmo perduti, non sapremmo come comportarci. Perciò, sia leggendo quel che hanno detto i saggi, sia attraverso le credenze e le esperienze di altri, sia anche attraverso le nostre, gradatamente andiamo costruendo una base di cognizioni che poi diventa tradizione e dietro questa tradizione prendiamo rifugio. Pensiamo che queste cognizioni, questa tradizione, siano un fatto essenziale e che senza di esse saremmo perduti, non sa­premmo come agire.
Ora, quando noi parliamo di sapere, che cosa intendiamo con questa parola? Che cos’è che sappiamo? Cosa sapete in realtà quando venite a considerare le cognizioni che avete accumulate? Ad un certo livello, per la scienza, l’ingegneria e via dicendo, sapere è importante; ma al di là di questo livello che cosa sappiamo?
Avete mai studiato il processo con cui accumuliamo cognizioni? Per
quale motivo studiate, perché superate degli esami? A un certo livello
sapere è importante, non è così? Senza cognizioni di matematica o di
altre materie non si potrebbe diventare ingegnere o scienziato. I rapporti sociali si basano su queste cognizioni e senza di esse non saremmo
in grado di guadagnarci da vivere. Ma al di là di questo tipo di sapere
che cosa conosciamo? Al di là di esso qual è la natura della conoscenza?
Cosa intendiamo quando diciamo che per trovare Dio occorre il sapere, o che il sapere è necessario per raggiungere la conoscenza di noi stessi, o che il sapere è essenziale per orientarsi in mezzo al tumulto della vita? In questo caso noi intendiamo sapere per esperienza; e che cosa è l’esperienza? Che cos’è che noi apprendiamo attraverso l’espe­rienza? Questo sapere non viene forse usato dall’ego, dal “me”, per raf­forzare se stesso?
Mettiamo ad esempio che io abbia raggiunto una certa posizione sociale. Questa esperienza, con la sensazione di successo, prestigio, po­tere che porta con sé in un certo modo mi dà fiducia, sicurezza. La cognizione che ho del mio successo, di essere qualcuno, di avere posi­zione e autorità rafforza il “me”, l’ego, non è così?
Avete notato come sono saccenti i pandit [Bramini istruiti, specialmente quelli versati nella tradizione sanscrita degli Indù].
Lo scienziato si serve del suo sapere per nutrire la sua vanità, per sentirsi qualcuno, proprio come fa il pandit. Insegnanti, genitori, guru, tutti vogliono sentirsi qualcuno nel mondo e quindi usano il sapere come mezzo per raggiungere quel fine e per soddisfare quell’ambizione; ma quando guardate dietro le loro parole cosa sanno essi in realtà? Cono­scono soltanto il contenuto di alcuni libri oppure quanto hanno speri­mentato; e la loro esperienza dipende dal sottofondo del loro condizio­namento. Come loro, molti di noi sono indottrinati, zeppi di parole, e questo lo chiamano conoscenza e senza si sentono perduti; perciò c’è sempre la paura in agguato dietro lo schermo delle parole e dell’ infor­mazione.

Quando c’è paura non c’è amore; e il sapere senza l’amore ci distrugge. 

È questo che oggi avviene nel mondo. Per esempio abbiamo adesso cognizioni sufficienti per poter nutrire tutti gli uomini del mondo; sappiamo come nutrire, vestire e dar riparo all’umanità ma non lo fac­ciamo perché siamo divisi in raggruppamenti nazionalistici, ciascuno volto ai propri scopi egoistici. Se veramente desiderassimo fermare la guerra potremmo farlo; ma non lo desideriamo e per la stessa ragione. Dunque il sapere senza l’amore diventa mezzo di distruzione. Fino a quando non capiremo questo, limitarsi a superare esami e raggiungere posizioni di prestigio e di potere conduce inevitabilmente alla corruzione al disfacimento al lento inaridirsi della dignità umana.
Evidentemente è essenziale avere delle cognizioni a certi livelli, ma è ancor più importante accorgersi di come il sapere viene usato a scopi egoistici e personali. Prestate attenzione a voi stessi e vedrete come la mente impiega l’esperienza come mezzo di auto espansione, come mezzo di potere e prestigio. Osservate gli adulti e vedrete come si affannano per raggiungere una posizione e come si aggrappano al successo. Vogliono costruirsi un nido sicuro, vogliono potere, prestigio, autorità, e la maggior parte di noi, in diverse maniere, aspira alla stessa meta. Non vo­gliamo essere quel che siamo, qualunque cosa siamo, vogliamo diventare qualcuno. In verità c’è una differenza fra essere e voler essere. Il desi­derio di essere o di diventare continua e si rafforza per mezzo delle cognizioni, che vengono usate per l’esaltazione di se stessi.
È importante per noi tutti, quando andiamo maturando in età, approfondire questi problemi e capirli, così non rispetteremo una persona soltanto perché ha un titolo o perché occupa una posizione elevata, o perché è ritenuta molto dotta. In effetti sappiamo molto poco. Magari leggiamo molti libri, ma pochissimi sono coloro che hanno un’esperienza diretta di qualcosa. 
È l’esperienza diretta della realtà, di Dio, che ha importanza vitale; e per raggiungerla ci vuole amore.


1 commento:


  1. La ricerca della verità è buona per quanto riguarda l'inizio ...
    ma arriva un momento in cui devi andare oltre perché la ricerca è una tensione.

    La stessa ricerca ti tiene impegnato ... occupato
    e la verità si trova solo in uno stato di assoluta non occupazione ...
    in totale relax.

    Quindi non c'è nemmeno una ricerca della verità.
    Questo è il paradosso che deve essere compreso.

    Il Sannyas inizia come una ricerca.
    Gesù stava parlando ai principianti quando disse:
    "Cerca ... e troverai;
    bussate e le porte vi saranno aperte ... chiedete e sarà dato ".

    È perfettamente giusto per quelli che sono solo all'inizio.

    Lao Tzu dice:
    "Cerca e non troverai mai ...
    cercare è il modo sicuro di perdere".
    Ha ragione anche lui ...
    perfettamente nel giusto ...
    giusto come Gesù.

    E non c'è contraddizione.
    Sta parlando con gli adepti ...
    sta parlando con coloro che sono già andati in profondità nella ricerca.

    In definitiva ... va detto:
    ora basta cercare.
    Per prima cosa portatelo al culmine ...
    al picco di tensione della ricerca ...
    e poi da quel punto di relax rilassatevi ... dimenticate tutto della verità
    e improvvisamente lo trovate dentro di voi.

    Entrambi sono veri.

    Ora ...
    i taoisti non credono in Gesù ... litigheranno con lui;

    e i cristiani non crederanno in Lao Tzu ... litigheranno con lui.

    Entrambi sono in uno stato di ignoranza. Per come la vedo ...
    questi sono due aspetti della stessa moneta.

    Ma voglio che tu ricordi la fine;
    l'inizio è già iniziato.
    Sannyas è un' iniziazione ...
    un inizio del viaggio.

    Ma se riesci a ricordare la fine ...
    non andrai mai fuori strada.

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