venerdì 9 dicembre 2011

Krishnamurti: Ricerca del Piacere - Desiderio - Perversione del Pensiero - Memoria e Gioia

Nell'ultimo capitolo abbiamo detto che la gioia è qualcosa di completamente diverso dal
piacere, vediamo dunque di scoprire che cosa implica il piacere e se è possibile vivere in un
mondo in cui non ci sia affatto piacere ma solo uno straordinario senso di gioia, di perfetta
felicità.
Siamo tutti impegnati nella ricerca del piacere sotto ogni aspetto ­ piacere intellettuale, dei
sensi o culturale, il piacere di fare riforme, di dire agli altri cosa fare, di curare i mali della
società, di fare del bene ­ il piacere di una maggiore conoscenza, di un più grande appagamento
fisico, di una maggiore esperienza, di una maggiore comprensione della vita, dell'intelligenza e
dell'abilità della mente ­ e il piacere estremo è, naturalmente, avere Dio.
Il piacere è la struttura della società. Dall'infanzia fino alla morte andiamo segretamente
con astuzia o anche apertamente inseguendo il piacere. Perciò qualsiasi sia il nostro tipo di
piacere, credo che dovremo essere molto chiari a proposito poiché esso guiderà e modellerà le
nostre vite. È perciò importante per ciascuno di noi studiare attentamente, con titubanza e
delicatezza questa faccenda del piacere, poiché raggiungere il piacere, e quindi nutrirlo e
mantenerlo è una necessità fondamentale della vita e senza di esso l'esistenza diventa ottusa,
stupida, solitaria e priva di significato.
Potreste allora chiedere perché la vita non dovrebbe essere guidata dal piacere. Per la
semplicissima ragione che il piacere deve portare con sé dolore, frustrazione, sofferenza e
paura, e, come conseguenza della paura, la violenza. Se volete vivere a questo modo, vivete a
questo modo. La maggior parte del mondo, comunque, lo fa; ma se volete essere liberi dalla
sofferenza dovete comprendere l'intera struttura del piacere.
Comprendere il piacere non vuol dire negarlo. Non lo stiamo condannando né stiamo
dicendo che è giusto o sbagliato, ma se lo ricerchiamo, facciamolo con gli occhi aperti, sapendo
che una mente che cerca sempre il piacere deve inevitabilmente trovare anche la sua ombra, il
dolore. Non possono essere separati, sebbene noi si corra dietro al piacere tentando di evitare il
dolore.
Ora, perché la mente cerca sempre il piacere? Qual è il motivo per cui facciamo cose nobili
e turpi sotto la segreta influenza del piacere? Perché ci sacrifichiamo e soffriamo sul sottile filo
del piacere? Cos'è il piacere e come nasce? Mi chiedo se qualcuno di voi si è posto queste
domande ed ha seguito le risposte proprio sino alla fine.
Il piacere nasce attraverso quattro stadi       percezione, sensazione, contatto e desiderio.
Vedo una bellissima macchina, e allora provo una sensazione, una reazione per averla vista;
quindi la tocco o immagino di toccarla, e sorge così il desiderio di possederla e di farmici
vedere sopra. Oppure vedo una bella nuvola, o una montagna che si delinea netta contro il cielo,
o una foglia appena nata in primavera, o una profonda valle ricca di incanto e di splendore, o
uno splendido tramonto, oppure un bel viso, intelligente, sveglio, ma non conscio di se stesso e
quindi non più bello. Guardo tutto ciò con intensa gioia e per il modo con cui osservo non esiste
osservatore ma solamente vera e propria bellezza come amore. Per un momento tutti i miei
problemi, ansietà e miserie sono assenti ­ esiste solamente quella cosa meravigliosa. Posso
guardarla con gioia e il momento dopo dimenticarla, oppure interviene la mente, e allora ha
inizio il problema; la mia mente continua a pensare a quello che ha visto e alla sua bellezza; mi
dico che mi piacerebbe rivederla ancora molte volte. Il pensiero comincia a far paragoni, a
giudicare e a dire, "voglio averla di nuovo domani". Il pro trarsi di una esperienza che per un
solo secondo ha prodotto gioia è sostenuto dal pensiero.
La stessa cosa succede per il desiderio sessuale o per qualsiasi altra forma di desiderio. Non c'è niente di sbagliato nel desiderio. Reagire è perfettamente normale. Se mi pungete con
una spilla io reagirò a meno che non sia paralizzato. Ma a tal punto interviene il Pensiero che
continua a ripensare alla gioia e la trasforma in piacere. Il pensiero vuole ripetere l'esperienza, e
tante più volte la ripetete, tanto più essa diventa meccanica; più ci pensate, più il pensiero dà
forza al piacere. Così il pensiero crea e sostiene il piacere per mezzo del desiderio, e gli dà
continuità, e la naturale reazione di desiderio ad ogni cosa bella è corrotta dal pensiero. Il
pensiero la trasforma in un ricordo e il ricordo è nutrito dal continuo pensarci.
Naturalmente a un certo livello il ricordo ha un posto. Nella vita di tutti i giorni non
potremmo assolutamente andare avanti senza di esso. Nel suo campo deve essere efficiente ma
c'è uno stato della mente in cui ha pochissimo spazio. Una mente che non sia paralizzata dal
ricordo gode di una vera libertà.
Avete mai notato che quando reagite a qualcosa in modo totale, con tutto il vostro cuore, il
ricordo compare pochissimo? E solamente quando non reagite a una provocazione con tutto il
vostro essere che compare il conflitto, la lotta, e questo genera confusione, e piacere o dolore. E
la lotta dà origine al ricordo. Per tutto il tempo quel ricordo viene accresciuto da altri ricordi e
sono essi che reagiscono. Qualsiasi cosa che sia risultato del ricordo è vecchia e quindi mai
libera. Non esiste niente di simile alla libertà del pensiero. È pura assurdità.
Il pensiero non è mai nuovo, poiché il pensiero è la risposta del ricordo, dell'esperienza,
della conoscenza. Poiché è vecchio, il pensiero rende vecchio quello che avete guardato con
gioia e percepito in modo straordinario per un momento. Derivate il piacere da ciò che è
vecchio mai da ciò che è nuovo. Nel nuovo non c'è tempo.
Se potrete dunque guardare qualsiasi cosa senza lasciare che il pensiero si Insinui ­ se
potrete guardare un viso, un uccello, il colore di un san, la bellezza di uno specchio d'acqua
scintillante al sole, o qualsiasi cosa che vi procuri gioia ­ se potrete guardare senza poi volere
che l'esperienza si ripeta, allora non ci sarà dolore, paura, ma piuttosto una straordinaria gioia.
È la lotta per ripetere e protrarre il piacere che si trasforma in sofferenza. Guardatelo in voi
stessi. Proprio il volere che il piacere si ripeta genera dolore, poiché esso non è lo stesso di ieri.
Lottate per raggiungere la stessa gioia, non solo per il vostro senso estetico ma per la stessa
intima qualità della mente, e siete urtati e dispiaciuti perché vi è negato.
Avete osservato cosa vi accade quando vi viene negato un piccolo piacere? Quando non
ottenere quello che volete diventare ansiosi, invidiosi, pieni di odio. Avete mai notato quando vi
viene negato il piacere di bere o di fumare o del sesso o di qualsiasi cosa ­ avete notato che
battaglie dovete fare? E tutto ciò è una forma di paura, non è vero? Avete paura di non ottenere
quello che volete o di perdere quello che avete. Quando qualche particolare fede o ideologia in
cui avete creduto per anni è scossa o vi viene strappata via dalla logica o dalla vita, non avete
paura di restare soli? Quella fede vi ha dato per anni soddisfazione e piacere, e quando vi vien
portata via vi lascia in difficoltà, vuoti, e la paura rimane finché non trovate un'altra forma di
piacere, un'altra fede.
Mi sembra talmente semplice, e proprio perché è talmente semplice ci rifiutiamo di
vederne la semplicità. Ci piace complicare le cose. Quando vostra moglie si allontana, non siete
gelosi? Non siete arrabbiati? Non odiate l'uomo che l'ha attratta? E che cos'è tutto ciò se non
paura di perdere qualcosa che vi ha dato molto piacere, compagnia, un certo senso di sicurezza
e la soddisfazione di possedere?
Se dunque capite che dove c'è una ricerca del piacere deve esserci anche dolore, vivete nel
modo che volete, ma non andate proprio a cacciarvici. Se tuttavia volete por fine al piacere,
dovete essere totalmente attenti, è questo il modo per por fine al piacere, all'intera struttura del
piacere ­ non tagliarlo fuori come fanno i monaci o i sannyasi, senza mai guardare una donna
perché credono che sia peccato e che quindi distrugga la vitalità della loro comprensione ­ ma
vedendone l'intero significato e importanza. Allora proverete una straordinaria gioia nella vita.
Non potete pensare alla gioia. La gioia è qualcosa di immediato e, pensandoci, la trasformate in piacere. Vivere nel presente è la percezione istantanea della bellezza e la grande gioia che ne
deriva senza richiederne piacere.

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